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  • La forma del contratto di agenzia

    La forma del contratto di agenzia

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    La forma del contratto di agenzia

    Forma del contratto di agenzia: disciplina del codice civile

    Il requisito della forma del contratto di agenzia in passato non era disciplinato dal codice civile, ma era regolamentato unicamente dalla contrattazione collettiva.

    Oggi, a livello comunitario, trova regolamentazione nella direttiva CE n. 653/86 la quale all’art. 13 comma due prevede che uno stato membro possa prescrivere che un contratto di agenzia sia valido solo se documentato per iscritto.

    Nell’ambito dell’ordinamento italiano, invece, la questione è stata affrontata dapprima con il D.Lgs. n. 303/91 – attuativo della predetta direttiva comunitaria – e, in un secondo momento, con il D.Lgs n. 65/99.

    Oggi pertanto, a seguito delle modifiche apportate in particolare dall’ultimo intervento legislativo, la forma del contratto di agenzia è disciplinata dall’articolo 1742 del codice civile, il quale al comma 2 prevede che il contratto di agenzia debba essere provato per iscritto.

    La medesima disposizione prevede altresì che ciascuna parte abbia il diritto di ottenere dall’altra un documento dalla stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contratto e delle clausole aggiuntive e che tale diritto sia irrinunciabile.

    Forma del contratto di agenzia: disciplina degli accordi economici collettivi 

    Anche gli Accordi Economici Collettivi stipulati con riferimento ai settori del commercio e dell’industria (in particolare l’art. 3 A.E.C. industria e l’art. 2 A.E.C. commercio) prevedono che nel contratto individuale debbano essere precisati in forma scritta i seguenti elementi:

    • il nome delle parti,
    • la zona assegnata,
    • i prodotti da trattare,
    • la misura delle provvigioni,
    • la durata, se si tratta di contratto a tempo determinato,
    • il riferimento alle norme dell’Accordo Economico Collettivo, che di solito disciplina gli aspetti non regolato espressamente dalle parti.

    Forma del contratto di agenzia: giurisprudenza 

    Si premette innanzitutto che la forma scritta del contratto può essere richiesta:

    Ad substantiam: il rispetto della forma prevista è necessario affinché l’atto venga ad esistenza. Se non c’è la forma scritta, è come se il contratto non fosse mai stato stipulato;

    Ad probationem: il contratto è valido ed efficace anche se stipulato in una forma diversa, ma non può essere provato se non mediante il documento che ne recepisce il contenuto.

    Dunque, se corrisponde al vero che gli accordi collettivi per la disciplina del rapporto di agenzia prevedano che determinati elementi debbano essere specificati per iscritto (vedi supra) e altresì che lo stesso codice civile dia per presupposta la forma scritta del contratto, un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale rileva come, trattandosi di forma prevista da una fonte negoziale, deve ritenersi prescritta ad probationem (cfr. Cass civ. Sez. Lavoro n. 4167 del 06/05/1996).

    Conseguenze della previsione della forma scritta a probationem

    La soluzione adottata dal legislatore italiano, anche alla luce dell’interpretazione data dalla giurisprudenza dominante, è tale da comportare rilevanti conseguenze:

    1. è valida l’esecuzione volontaria del contratto, la conferma di esso e la sua ricognizione volontaria, ma
    2. è esclusa la prova testimoniale (salvo che per dimostrare la perdita incolpevole del documento) e quella per presunzioni;
    3. chi agisce in giudizio pertanto deve dimostrare l’esistenza del rapporto di agenzia mediante documenti, giuramento (art. 2739 c.c.), confessione stragiudiziale o giudiziale (art. 2735 e 2733 c.c.)[1]
    4. la necessità di prova scritta vale non solo per la dimostrazione dell’esistenza del contratto di agenzia ma anche per la dimostrazione degli ulteriori atti negoziali pertinenti al contratto, per le modifiche e per dimostrare della risoluzione.

    Si rileva altresì come la stessa Corte di Cassazione abbia chiarito che l’impossibilità di provare per iscritto il contratto di agenzia, non escluda la rilevanza giuridica del rapporto contrattuale intercorso tra le parti. L’agente che abbia lavorato senza contratto, pertanto, potrà ottenere il pagamento delle provvigioni invocando l’estensione analogica col regime dell’agente; non potrà tuttavia ottenere le indennità di cessazione del contratto in quanto sono caratterizzate da specialità tale da impedirne l’estensione analogica fuori dal tipo contrattuale dell’agenzia.

    Risoluzione del contratto di agenzia per fatti concludenti 

    Diversamente la risoluzione per mutuo consenso non richiede la forma scritta ad probationem può desumersi anche implicitamente da comportamenti concludenti delle parti che concordemente cessino di dare corso alle prestazioni reciproche. In questo caso chiaramente non saranno dovute né l’indennità di preavviso, né l’indennità suppletiva della clientela.

    [1] Il limite della prova scritta non sussiste quando le parti adducano l’esistenza di un contratto di agenzia non per far valere dei diritti od obblighi da esso nascenti ma come mero fatto storico influente sulla decisione della controversia (così Cass. Civ. 6 nov. 2002 n. 15591.

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  • Agenzia: decreto ingiuntivo ed esibizione scritture contabili

    Agenzia: decreto ingiuntivo ed esibizione scritture contabili

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    Agenzia: decreto ingiuntivo per esibizione scritture contabili 

    Agenzia: il Tribunale di Treviso pronuncia per l’esibizione di scritture contabili

    Il Tribunale di Treviso, con il Decreto ingiuntivo n. 523/2020, il 18 dicembre 2020 ordinava alla mandante la consegna, a un agente di commercio, della documentazione contabile relativa al rapporto di agenzia stipulato tra le due parti. I documenti dovuti all’agente, assistito dallo Studio legale, risultavano necessari per la determinazione dell’esatto ammontare del suo credito in termini provviginali.

    Agenzia ed esibizione scritture contabili: il caso 

    Nel caso specifico, la mandante, nel corso del rapporto, persisteva a non soddisfare le istanze dell’agente, il quale richiedeva l’invio della copia delle fatture di vendita o, in alternativa, che gli fossero forniti degli estratti conto provvigionali da cui si potesse desumere con chiarezza i conteggi eseguiti per determinare l’ammontare delle provvigioni a lui spettanti.

    A fronte dei ripetuti rifiuti della mandante, lo Studio legale depositava ricorso per ingiunzione. Provvedimento che veniva emesso dal Giudice del Lavoro, il quale ordinava alla mandante di consegnare, in favore dell’agente, la documentazione richiesta e nello specifico:

    • elenco clienti e fornitori nella parte relativa al “tracciato clienti”;
    • estratto dei Partitari clienti;
    • estratto dei Registri Iva vendite.

    Esibizione scritture contabili: il quadro normativo

    Il diritto dell’agente alle informative relative all’ammontare e alle modalità di determinazione delle provvigioni a lui spettanti trova espressione nell’articolo 1749 del codice civile.

    L’art. 1749, commi 2 e 3, cod. civ. prevedono:

    – che il preponente consegni all’agente un estratto conto delle provvigioni dovute al più tardi l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre nel corso del quale esse sono maturate;

    – che l’estratto conto indica gli elementi essenziali in base ai quali è stato effettuato il calcolo delle provvigioni. 

    – che l’agente ha diritto di esigere che gli siano fornite tutte le informazioni necessarie per verificare l’importo delle provvigioni liquidate e, in particolare, un estratto dei libri contabili.

    La ratio di tali previsioni si rintraccia nell’esigenza di correggere l’asimmetria informativa che connota il rapporto tra preponente e agente, consentendo a quest’ultimo d’accedere alle informazioni necessarie per il calcolo delle proprie provvigioni.

    Quanto alla contrattazione collettiva, analoghi diritti sono previsti negli articoli 7 degli accordi economici collettivi dei settori industria del 30.7.2014 e commercio del 16.02.2009 attualmente in vigore. 

    Gli aspetti critici per ottenere l’esibizione delle scritture contabili 

    Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che quanto riconosciuto dall’articolo 1759 del codice civile attribuisca all’agente un diritto di natura sostanziale. Altrettanto concordemente dottrina e giurisprudenza ritengono che tale diritto possa legittimamente estrinsecarsi, nell’emissione di un decreto ingiuntivo per la consegna di documenti.

    E’ importante segnalare come il buon esito delle richieste in sede monitoria prevede il rispetto di alcuni requisiti.

    Incombe infatti alla parte, che agisce al fine di ottenere l’esibizione documentale, dedurre e dimostrare l’esistenza dell’interesse ad agire con circostanziato riferimento alle vicende rilevanti del rapporto (tra cui, innanzitutto, l’invio o meno degli estratti conto e del loro contenuto) e l’indicazione dei diritti, determinati o determinabili, al cui accertamento è finalizzata l’istanza.

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  • Riconosciuto ad un agente il massimo dell’indennità prevista dall’articolo 1751 codice civile

    Riconosciuto ad un agente il massimo dell’indennità prevista dall’articolo 1751 codice civile

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    Indennità di fine rapporto: riconosciuto ad un agente di commercio il massimo dell’indennità prevista dall’articolo 1751 del codice civile

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    Il Tribunale di Treviso ha riconosciuto ad un agente di commercio tedesco il massimo dell’indennità di fine rapporto prevista dall’articolo 1751 del codice civile.

    La quantificazione delle indennità di fine rapporto in base all’articolo 1751 cod. civ. è, come noto, lasciata alla libera determinazione del Giudice.

    L’articolo 1751 cod. civ. stabilisce, infatti, solamente il limite massimo, ovvero la “media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi 5 anni” (art 1751 comma 3 cod.civ.).

    Il caso oggetto del presente commento, che ha visto riconoscere il massimale di quanto previsto dall’articolo 1751 cod. civ., vede protagonista un agente tedesco, il quale, nel 2010, aveva stipulato un contratto di agenzia con una società italiana.

    Il contratto si era svolto per anni senza contestazioni, fino a quando nel febbraio 2014 la mandante comunicava il recesso, senza contestare nessun inadempimento e concedendo all’agente un termine di preavviso di poco inferiore a quello previsto dall’articolo 1750 cod. civ.

    Il contratto prevedeva la competenza del Tribunale di Treviso.

    La mandante contestava la spettanza delle indennità di fine rapporto, sostenendo che la maggior parte dei clienti avrebbero cessato di fare affari dopo la cessazione del mandato e che, nel corso del rapporto, molti clienti erano stati acquisiti direttamente dalla preponente.

    Si trattava di un rapporto piuttosto breve, ovvero 4 anni e un mese. Era quindi particolarmente difficile far valutare positivamente l’attività svolta dall’agente da parte del Magistrato.

    La vertenza aveva, inoltre, presentato particolari difficoltà in ragione della mancata consegna da parte della mandante di tutta la documentazione contabile, impedendo una ricostruzione trasparente degli affari terminati successivamente alla conclusione del rapporto.

    Tale ostruzionismo, dopo una lunga disputa giudiziaria, non ha comunque impedito di vedere riconosciuto, a favore dell’agente, il massimo, ovvero il 100% di quanto previsto dall’articolo 1751 cod. civ., pari a quasi 90.000,00 Euro.

    Questo il contenuto della sentenza 314 emessa dal Tribunale di Treviso – sezione lavoro –  lo scorso 19 giugno 2020.

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  • Il contratto di agenzia – la deducibilità dei costi relativi alle provvigioni dell’agente – esercizio di riferimento

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    Cassazione civile sez. trib., 23/07/2020, n.15752

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    Provvigione in genere.
    Valutazione del reddito – Detrazione delle spese per provvigioni e compensi per prestazioni di servizi in genere.

    [/fusion_text][fusion_text columns=”” column_min_width=”” column_spacing=”” rule_style=”default” rule_size=”” rule_color=”” content_alignment_medium=”” content_alignment_small=”” content_alignment=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” sticky_display=”normal,sticky” class=”” id=”” font_size=”” fusion_font_family_text_font=”” fusion_font_variant_text_font=”” line_height=”” letter_spacing=”” text_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

    In tema di determinazione del reddito d’impresa, ai sensi dell’art. 109 (già art. 75) t.u.i.r. “le spese di acquisizione dei servizi” sono da imputare e si considerano sostenute nell’esercizio nel quale la prestazione di servizi “è ultimata” sicché, nel caso di conclusione di un contratto “a effetti obbligatori” (nella specie, preliminare di compravendita immobiliare), il costo corrisposto all’intermediario, in assenza di clausole sospensive della debenza della provvigione rilevante fiscalmente, deve essere imputato secondo il criterio di competenza, da individuarsi nel momento in cui lo stesso, essendo stato stipulato il preliminare, possa ritenersi certo e determinato, avendo il mediatore ultimato la propria attività.

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